New exibithion 2020


Con Gustav Willeit per le foto dell'Esposizione dell'EPL dell'estate 2020
presso il Messner Mountain Museen di Brunico

K.K.G. Video





KITSCH KOREA GLOBAL
Triennala Ladina 
Museum Ladin 2019
 
Filming and editing by @ISMO_SORA

Kitsch Korea Global Text

L'illusione del reale

Claus Soraperra de la Zoch

(Trienala Ladina 2019 curatore Günther Moschig )


Subject
L'identità, che oggi più che mai nel nostalgico e cattolico Tirolo, è arma di difesa contro la globalizzazione, deve essere forte e predominante, definendo i propri confini di appartenenza non solo geografici ma anche storici, accomunando elementi del bavarismo, mediati dal Alpin style ormai tanto caro ai tabloid dei global chic locali e del populismo autonomista-tirolese.
Appropriarsi, da parte delle genti tirolesi e ladine dello spazio geografico e storico, è la risposta al fenomeno contemporaneo del turismo, che se non è governato diviene "merce", attivando quelle regole del capitalismo, alla domanda-offerta.
My Mission
Cercare lo spazio dove risiede oggi l'identità, dei "ladins" e delle genti del Tirolo storico, ormai contaminate e in stretto contatto con il "turbo-turismo" e la globalizzazione, è un'occasione per sostenere che l' "Identität Raum" è un vuoto riempito da un "simulacro".
Medium
La mia azione artistica, attraverso la negazione del medium pittorico tradizionale a favore dell'elaborazione fotografica destrutturata e l'introduzione di oggetti, permette all'immagine di rappresentare se stessa, come se lo spazio di rappresentazione fosse uno spazio auto-referenziale. La rappresentazione iconografica delle figure stereotipate diviene l'esaltazione dell'estetica attraverso l'utilizzo dei simboli, dei costumi che rimandano alla tradizione tirolese, ad un concetto di identità congeniale e grottesca.
Target
Il senso ultimo della mia ricerca è quello di cercare di de-simbolizzare l'oggetto dell'identità facendone un simulacro, dove il "fuori", ovvero la figura ibrida in abiti tradizionali con la testa di una "mascotte" suggerisce la presenza di un "dentro", che in opposizione al realismo fotografico kitsch, disorienta lo spettatore.
Se la rappresentazione iconologica è la risposta ad una domanda di posizionamento identitario, la presenza che si cela dentro la figura è la domanda vera, è il luogo (der Raum) delle pulsioni, dei tabù e dell'inconscio.
Le mie figure vogliono ostentare la ricchezza storica e contemporanea dei tirolesi, mettendo in luce le contraddizioni tra la globalizzazione e la difesa identitaria. Ciò che ne esce è un realismo traumatico, ovvero la figurazione della realtà attraverso i codici del proprio trauma, ovvero la trasformazione del global in "glocal".



Alpicultura Presentazione


ALPICULTURA
a cura del prof. Massimo Parolini
Palazzo Trentini 2020



L’esposizione “Alpicultura. La rappresentazione dell’identità alpina nell’arte trentina dalla fine dell’800 ai giorni nostri”  (che si inaugura venerdì 10 gennaio alle ore 18 a Palazzo Trentini in via Manci 27 a Trento) si concentra a livello esemplificativo su alcuni autori (nati o semplicemente vissuti e operanti in Trentino) che hanno scelto il soggetto del paesaggio e della cultura alpina (a fianco di altri soggetti) nel proprio percorso creativo. In alcuni tale scelta è divenuta quasi totalizzante: se Segantini (convitato di pietra della mostra) può essere considerato il padre nobile della pittura paesaggistica alpina, le montagne ch’egli fissò con i pennelli sulle sue tele furono in realtà le Prealpi lombarde e poi soprattutto le vette, gli altopiani e i ghiacciai dell’Engadina.  Spetta dunque a Bartolomeo Bezzi il ruolo di primo cantore “autoctono” delle montagne trentine, nell’ambito di una fortunata carriera di paesaggista e vedutista che lo vide operare anche in Tirolo, in Lombardia, in Veneto, a Roma e nel Lazio. Assieme a lui possiamo citare Eugenio Prati (pur non annoverato tra i paesaggisti puri), presente in mostra con due capolavori della Collezione Cassa rurale di Caldonazzo,  il pittore che più ha raccontato, con i suoi pennelli, la vita delle genti trentine a cavallo fra Otto e Novecento; Carlo Sartori, legato al territorio giudicariese di Godenzo nelle forme del paesaggio e degli usi e costumi dei suoi abitanti; i pittori incisori Dario Wolf e Remo Wolf, che le montagne alpine non si limitarono a rappresentarle ma furono anche abituali frequentatori di creste e di vette. O, ancora, quell’Augusto Tommasini, che dagli anni Trenta del Novecento sentì la nostalgia-sehnsucht della visione romantica delle Alpi riprendendo lo stile dell’inglese Compton. E poi Camillo Rasmo,  Attilio Lasta paesaggista, Gino Pancheri, Tullio Garbari, Bruno Colorio (eccezionale xilografo negli anni ‘30 e ’40 del Novecento). L’ultimo grande interprete del paesaggio d’alta quota in Trentino è stato forse Paolo Vallorz (1931-2017), che ha dipinto con materica ispirazione e ostinata ricerca di empatia le cime delle montagne e i ruvidi tronchi delle conifere della sua Val di Sole. Ma rappresentazione della cultura alpina non significa solo rappresentazione di vette e paesaggi montani: a fianco delle creste, delle cime e dei canaloni anche gli artisti trentini  hanno sentito (e continuano a sentire) l’esigenza di rappresentare i costumi tipici, le usanze, i riti (vedi il carnevale mocheno di Pietro Verdini), le credenze, i lavori (vedi, fra gli altri, Campestrini padre e figli) e gli oggetti tipici (il “fagotto” di Gianluigi Rocca), le forme e le strutture edilizie specifiche (i masi di Albino Rossi).   
Fra i pittori-artisti più giovani abbiamo scelto due artisti che pongono al centro della loro raffigurazione la natura alpina nei suoi elementi materiali minimali o la cultura di una minoranza antica presente nel territorio dolomitico: Giuliano Orsingher che in dialogo con gli alberi spezzati, sradicati e scaraventati dall'uragano Vaia dell'autunno scorso ha percorso i boschi per recuperarne alcuni e, come un preparatore tanatologico giapponese, con azioni semplici ha preparato, anziché una serena ed estetica sepoltura, una installazione che restituisce agli alberi strappati la dignità di un monumento ai caduti vegetali che valga come monito e memento mori per il tracotante uomo; Claus Soraperra, che da anni indaga con la sua azione pittorica e performativa il rischio di disintegrazione dell'identità ladina (ladinoentropia) nell'era della globalizzazione e del turismo di massa.




L'opera Identità-Heimat-Patria accanto a Riccardo Schweizer


Identità-Heimat-Patria
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Alpicultura Palazzo Trentini




La Presidenza del Consiglio Provinciale propone la mostra che sarà allestita nella Sala Mostre di Palazzo Trentini da venerdì 10 gennaio 2020 a venerdì 7 febbraio
«Alpicultura» mette in rassegna una serie di opere di alcuni autori nati o semplicemente vissuti in Trentino, taluni con fama nazionale ed internazionale, che hanno scelto il soggetto del paesaggio e della cultura alpina nel proprio percorso creativo.
La mostra mette al centro proprio l'identità alpina con una ricerca attenta e puntuale di opere realizzate da fine Ottocento sino ai giorni nostri: ed a fianco di creste, cime, canaloni e specchi d'acqua della terra trentina troveranno collocazione anche i costumi degli abitanti dei luoghi alpini, le loro usanze, riti, credenze, lavori, oggetti tipici, forme e strutture edilizie specifiche. 



VIS(J)IONS



L’idea nasce come promozione del Liceo Artistico “G. Soraperra” di Sen Jan di Fassa, oggi dotato di spazi nuovi ed efficienti. Riempire lo spazio espositivo del nuovo edificio, vuole essere lo strumento per esprimere la presenza della Scuola come luogo della cultura e dell’arte, dell’aggregazione e della partecipazione, promuovendola sul territorio.

La voglia di trovare un momento di condivisione tra i docenti del dipartimento delle Materie Artistiche vuole trasmettere agli studenti l’unità tra gli insegnanti e favorire sempre più i momenti di riflessione legati all’arte attraverso la didattica.

Opere: Brunel Fiorella, Chiocchetti Massimo, Deflorian Davide, Deflorian Tiziano, Maria Pia De Silvestro, Dorigatti Andrea, Franco Ghetta, Claudia Mazzola, Matthias Sieff, Claus Soraperra, Lara Steffe, Anne Thorninger, Weber Miriam

 VIS(J)IONS
Aula Mostre Liceo Artistico “G. Soraperra” di Sen Jan di Fassa
Vernissage 6.12.2019 ore 18.00

Apertura Mostra dal 09.12.19 al 20.12.19 / dal 07.01.20 al 13.02.20
Orario dalle 09.00 alle 12.00 dalle 14.00 alle 17.00

Chiusa il sabato e la domenica











Europa
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Kitsch Korea Global Works




K.K.G. Pop Corn




K.K.G. Hamburger



K.K.G. Pepsi Cola



K.K.G. Cheesburger



Trienala Ladina

Trienala Ladina e Premio artistico di scultura Richard Agreiter 2019

Sarà visitabile fino al 24 maggio al Museum Ladin di San Martino in Badia la mostra che riunisce le opere degli artisti vincitori della sesta Trienala Ladina e del Premio “Richard Agreiter”








È lo spazio in tutte le sue declinazioni il protagonista della mostra “Le post é la lerch” (Il luogo è lo spazio), inaugurata il 20 settembre al Museum Ladin Ciastel de Tor, che espone opere dei vincitori del sesto concorso d’arte Trienala Ladina (Annatina Dermont, Yvonne Gienal, Karin Schmuck, Claus Soraperra e Tobias Tavella) e del Premio artistico “Richard Agreiter” 2019 (Michael Schrattenthaler). I sei artisti, selezionati da una giuria internazionale, si confrontano con questo tema attraverso una molteplicità di strumenti, dalla pittura alla fotografia, fino alla performance, all’installazione e, nel caso di Schrattenthaler, alla scultura.

La Trienala Ladina 
è un concorso d’arte organizzato ogni tre anni dal Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia, giunto quest’anno alla sesta edizione, aperto ad artisti e artiste residenti nelle cinque valli ladine dolomitiche (Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo e Ampezzo), nel Cantone dei Grigioni in Svizzera e nel Friuli-Venezia Giulia, nonché a coloro che si sentono ladini e hanno un legame con la storia, la cultura e le tradizioni ladine.
L’obiettivo del concorso, che dà diritto ai vincitori di esporre, è quello di rendere nota la produzione d’arte ladina a un ampio pubblico.
La giuria internazionale dell’edizione 2019 era composta da Adam Budak, curatore della Galleria nazionale di Praga, Cristiana Perrella, direttrice del Centro d’arte contemporanea “Luigi Pecci” di Prato, Stefania Pitscheider, direttrice del Museo delle donne di Hittisau, in Austria, Gianfranco Maraniello, direttore del Mart di Rovereto, e dallo storico dell’arte austriaco e curatore dell’edizione di quest’anno, Günther Moschig.




 (Looney Angst, Günther Moschig, Richard Agreiter e Arno Kompatscher)

(Richard Agreiter, Looney Angst, Arno Kompatscher Stefan Planker e Günther Moschig)



(Looney Angst's Company)












Inside.BZ

10 Eccellenze ladine












Eccellenze ladine, ma non solo. Da settembre a maggio 2020 in Val Badia la VI edizione della Trienala Ladina

di Adina Guarnieri






A San Martino in Badia, al Museo Ladin Ciastel de Tor, dal 20 settembre 2019 a maggio 2020 saranno in mostra le opere dei cinque vincitori della sesta edizione della Trienala Ladina.
Il concorso valorizza e sostiene l’arte ladina, premiando i lavori di artiste e artisti provenienti dalle cinque valli ladine, dai Grigioni e dal Friuli. Ma possono partecipare anche coloro che si sentono emotivamente legati a questa cultura alpina. Nel corso dei prossimi mesi vi presenteremo i premiati del 2019. Iniziamo da Claus Soraperra, artista della Val di Fassa.
Innanzitutto congratulazioni, Soraperra: quale significato ha quest’onorificenza per lei?
È un grande riconoscimento, perché da anni lavoro su concetti come l’appartenenza, l’identità e la multiculturalità. Sento che questo spazio riuscirà ad ascoltarmi. Sono contento che mi abbiano selezionato perché ho bisogno di dire certe cose.
Per esempio? 
I miei temi tendono a essere provocatori. L’arte nasce dove c’è un potere da sconfiggere e l’artista deve portare nello spazio della mostra le sue riflessioni. L’arte deve essere una risposta al capitalismo, che ci fa intendere la nostra libertà solamente in relazione alla proprietà privata. L’arte invece è democratica e senza luogo di appartenenza, è proprietà collettiva e bene comune.
Si definirebbe un artista ladino? 
Con il mio contributo alla Triennale cerco di negare la mia appartenenza a un’etnia o a una lingua. L’arte, come io la intendo, deve negare ciò che è apparente. Voglio scardinare l’ordine prestabilito e osservarlo da un punto di vista esterno. Non nego però la mia appartenenza a un passato, ad una storia comunque importante, a cui noi ladini possiamo rivolgerci. Il mio lavoro si pone come lettura dei fenomeni sociali ed antropologici.
Come nascono le sue opere? 
Lavoro con un background fotografico per poi passare ad una fase manuale, recupero oggetti facendo collage anche tridimensionali. Spesso l‘opera rappresenta una figura a mezzo busto, quasi sempre donna. Il mio lavoro prevede un mix tra fotografia e pittura, rimandando poi al disegno come intervento conclusivo. Questa soluzione va nella direzione della contemporaneità, perché la Triennale parte dal locale, per essere globale.
I suoi colori sono molto sgargianti…
Cerco di usarli in maniera “pop”, perché vogliono essere legati al contemporaneo, alla nostra vita. Lo stesso linguaggio verbale che noi usiamo oggi è molto saturo di volgarità e si dicono le cose in maniera leggera e sconveniente. Ma il colore è anche una scelta che rimanda alla tradizione, quella dei pittori girovaghi fassani dell‘ottocento, conosciuti in tutto l’Impero per la loro stravaganza cromatica.
Il senso di appartenenza è un tema ricorrente nelle sue opere. Come mai? 
Il luogo dove vivo è un laboratorio plurilingue, dove le identità si distinguono e si sovrappongono. Ho sempre in testa la domanda che mi facevano da piccolo: “di chi sei?”, come se io dovessi appartenere a qualcuno. Il fatto di dover definire sé stessi nei confronti di italiani, tedeschi, ma anche dell’internazionalità portata nelle valli dal turismo, ti costringe a chiederti “chi sono?”. L‘identità diviene un appello, un dovere ad agire attraverso ciò che “io sono”.
[Adina Guarnieri]
CHI È?
Claus Soraperra (*1966, Canazei). Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Venezia. Nei suoi progetti affronta le trasformazioni identitarie e l’antropizzazione dell’ambiente montano. 
COSA: Triennale Ladina 2019
DOVE: Museo Ladin Ciastel de Tor a San Martino 
QUANDO: 20.09.2019 – maggio 2020
PREMIATI: Annatina Dermont, Ivonne Gienal, Karin Schmuck, Claus Soraperra e Tobias Tavella.

Selezione Trienala Ladina 2019




TRIENALA LADINA 2019


Dermont Annatina, Gienal Ivonne, Schmuck Karin, Soraperra Claus und Tavella Tobias, sono questi gli artisti e le artiste che da settembre 2019 a maggio 2020 esporranno alla 6° Trienala Ladina organizzata dal Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia.
I nomi dei cinque vincitori, provenienti da diverse aree di cultura e lingua ladina, sono stati selezionati da una giuria internazionale. La componevano Adam Budak, curatore della Galleria Nazionale di Praga, Cristiana Perrella, direttrice del Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, Stefania Pitscheider, direttrice del Museo delle Donne a Hittisau in Austria, Gianfranco Maraniello, direttore del Mart di Rovereto, Günther Moschig, Storico dell’arte e curatore di mostre.